Aids: ecco il primo che l’ha sconfitta

Aids Brown

Si chiama Timothy Ray Brown ed era noto alla cronaca come ‘Il paziente di Berlino, mentre ora lo sarà per un’altra notizia: è il primo malato di Aids dichiarato ufficialmente guarito. Un traguardo per la lotta a questa terribile malattia e per la scienza in generale. La totale assenza del virus Hiv nel sangue di Brown da un lato dimostra l’efficacia del trattamento utilizzato nel suo caso, dall’altro rappresenta la prova che l’Aids non è più un male incurabile.

Il paziente era affetto da leucemia, oltre che da Aids da più di un decennio (il primo test Hiv positivo risale infatti al 1995), e fu sottoposto nel 2007 a untrapianto sperimentale di un midollo osseo molto particolare: questo conteneva infatti cellule staminali aventi una rara mutazione, chiamatadelta 32, in grado di prevenire le più comuni forme di Aids.

La notizia della sua guarigione era già stata data nel 2010, ma in molti ancora dubitavano, ritenendo il tempo trascorso insufficiente a poter considerare la remissione definitiva. Oggi, passati ulteriori due anni e confermata la totale assenza del virus nel sangue di Brown, la medicina può affermare con certezza quello che lui e tutta la comunità scientifica aspettavano da tempo: l’Aids è stata sconfitta.

“Mi sento bene –ha dichiarato Brown, che ha annunciato la creazione di un fondazione a suo nome alla scopo di trovare una cura definitiva dell’Aids per tutti- Non ho avuto malattie importanti, solo qualche raffreddore, come qualunque persona”. È stato fortunato e ne è consapevole. Infatti la mutazione delta 32 avviene in meno dell’1 per cento della popolazione caucasica, e molto meno frequentemente nelle persone di altre etnie. Prima che Brown ottenesse il suo trapianto nel 2007, i medici hanno testato circa 70 donatoriper questa mutazione genetica prima di trovarne uno compatibile.

I medici sperano tuttavia che un’altra soluzione simile possa aiutare i pazienti sieropositivi: il trapianto da cordone ombelicaleLawrence Petz, medico direttore di StemCyte, ha affermato infatti che anche se Brown è stato curato grazie a quel trapianto, il processo richiesto si è rivelato complicato, perché le cellule staminali del sangue provenivano da un donatore adulto, con il quale, al problema della rarità della mutazione, si innesta quello della compatibilità. “In questi casi si deve avere una corrispondenza molto stretta tra donatore e ricevente– ha spiegato infatti Petz –Con il sangue del cordone ombelicale, invece, non abbiamo questo vincolo. Quindi è molto più facile trovare efficacicompatibilità con i donatori”.

La mutazione è tuttavia anche in questo caso molto rara: Petz e i suoi colleghi hanno infatti analizzato 17 mila campioni di sangue da cordone ombelicale fino ad ora, e ne hanno trovati solo 102 con la mutazione delta 32. Una strada potenzialmente ottima, ma non così semplice quindi, anche perché spesso l’Aids è una corsa contro il tempo.

Il team è riuscito ad eseguire poche settimane fa il primo trapianto da cordone ombelicale su un paziente affetto da Hiv, e ne ha pianificato un altro per la fine dell’anno. Ma saranno necessari ancora mesi prima che i ricercatori possano dire che questi interventi sono stati realmente efficaci.

Nel frattempo una sola affermazione è definitiva: l’Aids si può curare.

di Roberta De Carolis

Tratto da:

http://nextme.it/scienza/salute/4066-aids-primo-guarito

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https://valentinameschia.wordpress.com/2012/07/27/truvada-il-farmaco-anti-aids-e-ok-negli-usa/

Carpe Diem

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