Edoardo Raspelli giurato a “Caro Direttore” – Valentina Meschia

Emozioni profonde, sentimenti condivisi, attimi di vita che lentamente passano su noi, lasciando cicatrici più o meno profonde, questo viene raccontato ogni giorno nelle lettere ai giornali.  Avventure che ognuno di noi si trova a dover affrontare giorno dopo giorno, superando mille ostacoli che inevitabilmente si pongono sul nostro cammino.

Queste lettere raccontano la quotidianità, timidamente sussurrata a una fredda pagina di giornale, che a ogni lettura acquista piano piano calore. Condivisioni di momenti di vita per alleggerire il peso del proprio fardello o allietare e stupire il prossimo con rari racconti felici.

Delle lettere qui sotto riportate quella che mi ha scaldato il cuore strappandomi un incredulo sorriso, è la storia di Muhammad e le ciliegie: quasi una favola, un racconto di altri tempi, che sa dell’incredibile nella società d’oggi. 

“CARO DIRETTORE”: UN CONCORSO DELL’AZIENDA DI SOGGIORNO DI BOLZANO PER LA PIU’BELLA LETTERA DEI LETTORI

Le più belle lettere del 2011 sono state pubblicate sul Corriere della Sera, Repubblica e Stampa

É apparsa sul Corriere della Sera del 25 novembre 2011, all’indomani della chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, la più bella lettera ai giornali del 2011. Pubblicata con il titolo “L’ultimo turno di papà a Termini Imerese” è stata scelta all’unanimità dalla giuria di “Caro Direttore” (un’iniziativa creata dal giornalista Guido Vigna e patrocinata dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano che vaglia gli scritti dei lettori ai giornali italiani) perché, come dice la motivazione, “fotografa in poche righe, con grande dignità, realtà differenti: i lavoratori siciliani costretti ad abbandonare la fabbrica, il dramma di una famiglia, i sogni di una generazione che rimangono nel cassetto”.

Questo il testo della lettera, il cui autore, Francesco Mancuso, sarà premiato con una cucina Composad e una fine settimana per due persone a Bolzano:

“Oggi solo due macchine di scarto”. Con un misto di orgoglio e rimpianto mio padre ieri mi ha raccontato, tornando a casa dallo stabilimento Fiat di Termini Imerese come tutti i giorni da ormai oltre 30 anni, di aver raggiunto un ottimo risultato. E la cosa non sarebbe poi così eclatante se non si guardasse il calendario. Oggi, 24 novembre, i lavoratori siciliani della Fiat si saluteranno per l’ultima volta. E non si attenderà alcun complimento per l’ottimo risultato. E’ triste vedere i volti scuri di padri, madri, fratelli, amici, che hanno smesso di pensare al futuro, che non fanno progetti, ma anzi ripongono in un cassetto diventato ormai troppo piccolo quelli già fatti”.

Al secondo posto si è classificata una lettera pubblicata sulla Stampa del 21 maggio 2011 che racconta una storia d’integrazione.

Questa la motivazione: “Uno scambio di doni nella campagna astigiana, rivela come l’antico baratto possa far nascere, grazie a pane e ciliegie, un’amicizia improvvisa tra un bambino nord africano e il piemontese, autore della lettera”.

Ex aequo, al terzo posto, due lettere apparse su Repubblica, la prima con il titolo “Papà fammi avere la pillola del giorno dopo”, il 25 ottobre 2011 e l’altra “Andare via dall’Italia per poi tornare”, il 6 novembre 2011.

Altre lettere vincitrici:

21 maggio, La Stampa: MUHAMMAD, CILIEGIE E PANE FATTO IN CASA

In questi giorni mi è accaduto un fatto che mi ha colpito e su cui vale la pena di meditare. Abito in una casa con un grande giardino che si affaccia su una pista ciclabile; nel giardino c’è un grande ciliegio. Passa un ragazzino di 12-13 anni a nome Muhammad (Maometto), marocchino o algerino non so bene; comunque ci chiede educatamente se può prendere qualche ciliegia. Va bene! Lo facciamo entrare. Unica limitazione non gli diamo la scala per evitare problemi se dovesse cadere e farsi del male; raccoglie il suo sacchetto di ciliegie e se ne va. Il giorno dopo rieccolo sulla pista ciclabile, ci saluta e qualcuno potrà pensare… vuole altre ciliegie. No, ci dà un sacchetto con del pane fatto in casa da sua mamma, ancora caldo. Mediti chi vuol meditare. PS: il pane era buonissimo.

Massimo Cova (Asti)

25 ottobre, La Repubblica: PAPÀ FAMMI AVERE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Sabato mattina mi chiama mia figlia e mi dice con un filo di voce: “Papà, sono stata all’Aied ma non me l’hanno data. Mi accompagni al pronto soccorso?”. Ho capito subito che si trattava della pillola del giorno dopo. Ho balbettato qualcosa e poi le ho chiesto: “Ma il tuo ragazzo dov’è? ”. Aveva una partita, se l’era svignata. Ho inforcato subito il motorino, via con lei abbracciata alla mia schiena. Al Fatebenefratelli sono stati gentili ma, essendo un ospedale cattolico, ci hanno detto: “No, qui quella pillola no”. Allora di corsa al San Giovanni. Nella sala d’aspetto di ginecologia, prima di noi c’era una coppietta, mano nella mano. Mi sono sentito morire: “Oddio, penseranno che siamo una coppia anche noi”. Poi siamo entrati e il medico mi ha rassicurato: “Sua figlia ha interrotto la pillola da pochi giorni. Non ha bisogno di quella “del giorno dopo”. Ho cinquant’anni e mia figlia è minorenne. Per una volta mi sono sentito come quando, a 18 anni, accompagnai la mia ragazza all’Aied per l’anticoncezionale. Solo che adesso io sono il padre. Non credo proprio che mia sorella avrebbe fatto lo stesso con papà. Almeno in questo, siamo figli di un tempo migliore.

Lettera firmata, Roma

6 novembre, La Repubblica: ANDARE VIA DALL’ITALIA PER POI TORNARE

A 21 anni ho lasciato Bologna e sono partita per Parigi, dove ho vissuto fino a poco tempo fa, studiando e lavorando. Ma oggi a 29 anni ho scelto di tornare a vivere in Italia. Molti mi chiedono perché. Sono italiana e sento di non dover rinunciare a vivere nella terra in cui sono nata. La domanda quindi è inversa: perché dovrei andarmene? Forse perché guadagno meno e non c’è futuro? Me ne sono già andata per questo. Se ora torno, è paradossalmente per gli stessi motivi, perché purtroppo il mio Paese è ancora così. Tutto quello che ho imparato altrove, ora vorrei spenderlo qui. Troppo spesso viviamo nel lamento fine a se stesso, manchiamo di coraggio. Ci crogioliamo nella delega della responsabilità ad altri e ci muoviamo solo se qualcuno tocca la nostra porzione di interessi. Pochi manifestano una spinta verso la ricerca di strumenti per uscire da questo stato di opacità. Allora io scelgo di stare qui, in Italia, e conto di fare bene, onestamente e sobriamente il mio poco nel quotidiano. E non sono solo ottimista, sono profondamente fiduciosa per il futuro di questo mio Paese. Così fiduciosa da sceglierlo.

Maria Lorenzini, marilorenzini@gmail.com

Più di mille sono state le lettere selezionate dalla giuria, che ha letto per un anno intero decine di testate grandi e piccole, nazionali e locali.

La giuria di “Caro Direttore”, presieduta da Lella Costa era così composta:

Marco Alfieri

Giulio Anselmi

Emanuele Bevilacqua

Roberto Bertinetti

Piero Colaprico

Rita Dalla Chiesa

Ilvo Diamanti

Massimo Donelli

Cesare Lanza

Stefano Lorenzetto

Pierluigi Magnaschi

Bruno Manfellotto

Giuseppe Mascambruno

Edoardo Raspelli

Alessandro Saviola

Fabio Tamburini

Attorno all’ideatore del premio “Caro direttore”, Guido Vigna,

la presidente della giuria Lella Costa ed alcuni dei giurati

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Ilaria Longati

Amministrazione – Verwaltung

Azienda di Soggiorno e Turismo Bolzano – Verkehrsamt der Stadt Bozen

39100 Bolzano Bozen, Piazza Walther – Platz 8

Tel. +39 0471 307056   Fax +39 0471 980300

ilaria.longati@bolzano-bozen.it

http://www.bolzano-bozen.it

Valentina Meschia

Carpe Diem

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